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lineagialla
27 May 2012 @ 04:53 pm

Warning: Questo post non è una guida. Mi è venuto in mente per via di una serie di cose capitate a me e ad alcune mie amiche. Contiene tanta, ma tanta ironia. Maneggiare con cura ;).
Nessun nerd è stato maltrattato durante la stesura di questo post o nel contesto delle esperienze personali che mi hanno portato a scriverlo. Qualche gamer girl, invece, sì. Me inclusa. E non da me, ovviamente. Dall'awkwardaggine di corteggiatori nerd.
Quanto ai miei amici nerd: io vi voglio bene, per carità. Solo che quando siete innamorati mi tocca sempre accudirvi come una madre impazzire appresso a voi per consigliarvi e pimparvi per risollevarvi dai vostri loop depressivi. Mi fate ripetere sempre le stesse cose. Mi fate esasperare. Ma nonostante questo io vi voglio bene e vi dedico questo post. Non ve la prendete ♥. (Notiamo come sono ruffiana ad arte? ;D)

Carissimi nerd,
in linea di massima noi donne gamer comprendiamo - e, un po', apprezziamo - il vostro essere spontaneamente awkward, più di ogni altra ragazza. Però, quando vi invaghite di una gamer girl, iniziano sempre i peggiori guai. Voglio darvi solo qualche consiglio da amica, ecco :). Ovviamente si tratta di considerazioni personali e non universali. Non cominciate a sfrantumarmi i coglioni con "ma questo non è vero", "per me non è così", "blablabla", perché poi divento violenta. Vi ho avvisati.

Iniziamo dalle basi:

Detto questo: una gamer girl è prima di tutto una ragazza. Come tale, di default, è totalmente un po' uguale a tutte le altre ragazze. Questo lo dico perché, di solito, quando un nerd viene a sapere che una ragazza è una gamer, tende a cambiare completamente approccio nei suoi confronti, e tenta di impressionarla con le sue prodezze videoludiche o con le sue conoscenze nel campo. Prima di essere gamer, ve l'ho detto, siamo ragazze. Non potete assolutamente pensare di sostituire chiacchiere sui videogiochi a lusinghe, attenzioni o complimenti - ovviamente c'è chi li apprezza di più e chi li apprezza meno, ma se parlerete sempre e solo di voi o dei vostri videogiochi finirete confinati nella friend zone. E se sbruffonate troppo, neanche in quella.
Poi, cos'altro?
1. Uscire con una gamer girl ha sicuramente dei vantaggi. Se c'è una cosa che fa spesso (come qualunque nerd) è fangirlare. Quando non la cacherete per ore perché state giocando al nuovo capitolo della vostra serie preferita, lei non vi stresserà. Capirà. Ovviamente anche voi dovrete rispettare i suoi momenti di fangirling puro, ed essere consapevoli del fatto che anziché confrontarvi coi suoi ex vi confronterà con Cloud Strife, Kaidan Alenko, Alistair, Tidus, Adam Jensen, o quellocheè. I suoi uomini ideali sono fatti di pixel. E fidatevi, è peggio.
2. Il fatto che una ragazza ami i videogiochi non significa che amerà a dismisura qualunque cacata videoludica le proporrete. Ogni gamer girl ha dei gusti. Se qualcosa non le piace, non insistete. Giocateci da soli. Avrete la sua totale comprensione, ve l'ho già detto. Non intasatele nemmeno la sua bacheca su fb con flood di suggerimenti videoludici: è fastidioso e - se siete voi a interessarle - non gliene può fregare di meno.
3. Alla gamer girl non frega una beata minchia dei vostri risultati, di quanto velocemente avete ucciso il boss vattelappesca, a quale livello di difficoltà, con quali armi e munizioni, con quali incantesimi e con quali handicap. Rilassatevi e non tediatela con monologhi inutili (e non richiesti) al proposito. Non è da questo che la vostra gamer girl misura la vostra virilità, ve lo garantisco.
4. Non dite mai, mai a una gamer girl che il gioco che le piace è "da femmine". Anche perché ha tutte le competenze necessarie per spezzarvi il cuore distruggendo con quattro parole il vostro titolo preferito. Siate open minded, tra l'altro, perché proprio quel gioco che a voi sembra così rosa potrebbe intripparvi moltissimo.
5. Non snobbatela se usa cheats o gioca a livello di difficoltà per cerebrolesi. Di solito ha le sue buone ragioni. Ad esempio: essendo donna è impaziente, e non sopporta di aspettare i tempi di caricamento post crepata. Oppure ancora soffre di ansia da game over, e questo le impedirebbe di godersi pienamente l'esperienza di gioco. Sappiamo giocare anche noi, eh.
6. Abbiate le palle di dichiarare la vostra fallibilità. Se vi infligge una sconfitta, non sentitevi castrati. Non è neanche da questo che dipende la vostra virilità.
7. Allo stesso modo, non "fatela vincere". Si offenderebbe a morte. E poi, insomma, lo sapete che noi ragazze non siamo mai contente, no? Ecco. Spesso siete proprio voi a fornirci gli spunti per essere incontentabili. Evitate.
8. Il fatto che adori i videogiochi come e quanto voi, che abbiate una passione in comune, non ne fa per forza la donna della vostra vita; non significa che automaticamente si interesserà a voi e vi amerà per tutta la vita.
9. Se avete una cotta per una gamer e non siete grandi esperti nel campo, non vi preoccupate. Non definitevi "gamer" solo perché giocate a Fifa ogni tanto, perché potreste scaderle. Basta dire che non siete interessati ai videogiochi. Non vi ucciderà.
10. A parte gli scherzi: usare questa o quella tecnica, programmare cosa fare, cosa dire, come apparire, come impressionare, è completamente inutile. Conquistare il cuore di una ragazza non va pianificato come di solito fate per uccidere un boss. Fregatevene di ciò che vi dicono, fregatevene di questo post, fregatevene di tutto. Rilassatevi e siate voi stessi :).
 
 
 
lineagialla
Da piccola avevo un rapporto molto atipico con le fiabe.
La mia preferita era La piccola fiammiferaia. Molto allegra come fiaba, lo so. Mi piacevano molto anche Cappuccetto rosso e Pinocchio. Per quanto riguarda Pinocchio, in particolare, me lo raccontava sempre mia nonna. Aveva un fratello molto vivace, zio Filippo, che una volta era scappato di casa e, per impietosire lei e i genitori, al ritorno a casa aveva raccontato una serie di episodi e di avventure che diceva di avere vissuto e che venivano direttamente da Pinocchio. Mia nonna e la mia bisnonna lo avevano capito, ma avevano fatto finta di nulla per salvarlo dall'ira funesta del mio bisnonno. Come risultato, mia nonna raccontava a noi nipoti a volte le avventure di Pinocchio, altre le avventure dello zio Filippo. Alla fine i due personaggi si sovrapposero: ora Pinocchio diventava protagonista di vicende realmente vissute da zio Filippo, ora zio Filippo diventava protagonista di vicende di cui era protagonista Pinocchio.
Ho divagato. Il punto è questo: mi piacevano queste fiabe, più di altre, perché le principesse mi stavano terribilmente sul cazzo. Tutte quante. Le altre bambine le adoravano, ma io non le sopportavo. Per prima cosa, erano estremamente coglione. La loro stupidità mi innervosiva. Ad esempio: Biancaneve era così cretina da aprire ripetutamente la porta di casa alla strega e addirittura da mangiarsi la mela avvelenata, quando io sapevo benissimo che non bisognava aprire mai a nessuno se si era a casa da soli e non bisognava accettare mai le caramelle dagli sconosciuti - figuriamoci le mele, che erano molto più enormi e pure meno invitanti delle caramelle. Vogliamo poi parlare di quella deficiente di Aurora, che si pungeva col fuso?
Ma la cosa che mi dava più fastidio in assoluto era che quelle stupide non erano nemmeno capaci di salvarsi da sole. Dovevano aspettare che arrivasse un principe a salvarle. Ogni volta che finivano di raccontarmi una fiaba che aveva come protagonista una principessa, ogni volta che finivo di leggerne una, chiudevo il libro, e non sapevo mai se sentirmi più irritata dalla stupidità della protagonista o presa per il culo dalla fiaba in sé. Ero all'asilo o alle elementari, e pensavo ai miei compagni di classe: quando mi sbucciavo le ginocchia dovevo rialzarmi da sola, e quando qualche idiota mi prendeva in giro o mi insultava dovevo difendere da sola. E difendere pure le mie amiche, mentre loro sparivano chissà dove alla minima difficoltà. Ecco, la figura del principe impavido e valoroso era un attimino incompatibile con quella dei miei amichetti. Proprio per questo, da bambina rifiutavo sistematicamente tutte le proposte di fidanzamento che ricevevo da loro. Quando mi chiedevano: "Vuoi essere la mia fidanzata?" io rispondevo sempre che era perfettamente inutile. Loro, anziché contrattare, si arrendevano subito e andavano via sconsolati. A volte, addirittura, si mettevano con un'altra bambina, la prima che gli diceva di sì, e si facevano le passeggiate davanti a me mano nella mano, pensando di farmi ingelosire (?) o rosicare (???). Ai miei occhi non c'era niente di più ridicolo. Tutto questo mi convinceva ancora di più dell'inutilità del fidanzarsi, dei maschi e soprattutto delle fiabe in cui le principesse venivano salvate da coraggiosi principi azzurri.
In realtà in classe c'era un bambino degno di stima: lui aveva capito tutto. Non mi chiese mai di fidanzarmi, ma quando la maestra distribuiva ai maschietti i Baci Perugina perché li regalassero alla bambina più bella il giorno di San Valentino, lui li regalava sempre a me. Gli altri cambiavano idea regalandoli alla bambina più quotata del momento, ogni anno una diversa. Lui mi è sempre rimasto fedele. E diceva: "Non voglio fidanzarmi con te, io te lo regalo sempre perché sei bella, sei paziente con me e sei mia amica." Sì, aveva capito tutto, cazzo. Lo so che questa cosa è off topic, ma quel bambino era un po' diverso dagli altri e non potevo infilarlo dentro il fascio dell'erba insieme a tutti gli altri idioti. Anche perché io ho sempre avuto questo effetto terroristico su qualunque ragazzo mi si avvicini, e lui ha resistito impavido nonostante fossi una bambina antipatica, pignola, brutta e quattrocchi. Chissà cosa ci avrà visto di bello, in me :D.
Bene. Torniamo in topic.
Un giorno mio padre tornò a casa da lavoro con un regalo per me: una videocassetta. La Bella e la Bestia. Io storsi il naso, prendendo mio padre per idiota: papà, non capisci niente, odio queste robe con le principesse, bla bla bla. Mio padre mi rassicurò: quella storia era diversa e mi sarebbe piaciuta.
Aveva ragione: divenne la mia fiaba preferita. Finalmente una protagonista intelligente, che tra l'altro amava i libri esattamente come me. Che, come me, era insensibile al fascino del figo della situazione. E soprattutto, Belle non veniva salvata da nessuno. Era lei a salvare il principe, il quale non era il solito robo azzurro irreale e inesistente. Era un mostro, ma Belle riusciva ad andare oltre le apparenze, ad amarlo per quello che era, e a farlo tornare umano.
Questa fiaba, che è ancora la mia preferita, mi ha provocato però un danno atroce: portarmi a credere che potessi tirare fuori il bello delle persone e trasformare le bestie in principi, e gli uomini sbagliati in uomini migliori, grazie all'amore. Non parlo di amore in senso stretto, eh. Parlo di qualunque genere di amore in qualunque genere di rapporto interpersonale.
Vi direi che dopo aver immagazzinato idioti su idioti in questi anni, ho imparato la lezione, tipo da due anni a questa parte. Ho imparato la differenza: ho incontrato persone che nascondevano la loro bellezza agli altri, magari anche a loro stessi; e persone totalmente prive di bellezza, completi idioti da cui tentare di tirare fuori qualcosa di migliore è solo una perdita di tempo.
Ve lo direi, dicevo, che ho imparato questa lezione, ma finché non muoio non vi assicuro niente.
Bene. Tutte queste opinioni di cui non ve ne frega niente sono state maturate durante la visione di Once upon a time, a proposito del quale mi esprimerò sotto cut per evitare spoiler.

Randomate random su OUAT ~ Warning! Spoiler! )

Bene. È tutto per adesso.
A presto ♥.
 
 
lineagialla
01 May 2012 @ 11:29 pm
Rileggevo il primo post di questo blog, in cui dichiaravo che questo non sarebbe stato un blog serio.
Non lo è ancora diventato e mai lo diventerà, ovviamente. La verità è che credevo che sarei finita per scrivere post di tutt'altro genere, e invece finisco sempre per scrivere post emo.
Tutti i miei blog diventano emo.
Ho trovato la spiegazione: io sono nata sotto il segno di Saturno.
Io sono del Capricorno, e il pianeta associato al mio segno zodiacale è Saturno. Quindi la cosa ha anche un suo fondamento, anche se non troppo scientifico.
Nei secoli passati gli artisti disperati e affetti dall'Umor Nero, per giustificare il loro continuo crogiolarsi nello spleen, si definivano nati sotto il segno di Saturno.
Ora per fare l'hipster vi citerò un pezzo di poesia di Verlaine. Verlaine, perché Baudelaire è too mainstream, cazzo.
È tratto dalla raccolta Poèmes saturniens, e i versi sono tratti da Les Sages d'autrefois, qui valaient bien ceux-ci:

Ora, i nati sotto il segno di SATURNO,
fulvo pianeta, caro ai negromanti,
hanno tra tutti, secondo le antiche formule,
una buona dose di sventura e di bile.
Inquieta e debole, l'Immaginazione
in loro rende vano lo sforzo della Ragione.
Sottile come veleno, ardente come lava,
e raro, il sangue cola e circola nelle loro vene
riducendo in cenere il loro triste Ideale.
Così devon soffrire i Saturnini, così
morire - ammesso che noi siamo mortali -
poiché il corso della loro vita è disegnato,
linea per linea, dalla logica di un Influsso maligno.

Insomma, parafrasando: nascere sotto il segno di Saturno significa avere una vita segnata dalla sfiga, dalla malinconia e dal piccio. Siamo un branco di emo, emo dentro, nei secoli dei secoli.
Questo non significa che noi nati sotto il segno di Saturno siamo lamentosi. Tutt'altro. Sappiamo che lamentarci della nostra sorte infelice non cambierà le cose. E siamo consapevoli del fatto che non riusciremo mai a goderci un momentino di felicità come si deve. Quando siamo felici, infatti, pensiamo già al momento in cui non lo saremo più, e diventiamo malinconici. Oppure quella felicità ci fa ricordare qualcosa che abbiamo già perso da un pezzo, per colpa nostra o meno, e diventiamo malinconici uguale. Sorridiamo molto facilmente, ma dietro il nostro sorriso nascondiamo la malinconia, l'amarezza, le paranoie, la compassione per noi stessi, e last but not least il rosicamento e la deficienza. Soprattutto la deficienza, in realtà. Cinismo, ironia e sarcasmo a motore sono la ricetta della nostra sopravvivenza.
Cazzo, vedete? Doveva essere un post demenziale e invece ANCHE QUESTO sta tendendo all'emo. È proprio più forte di me.
Comunque, essere nati sotto Saturno ha anche dei vantaggi, eh. Perché Saturno è - come scriveva Walter Benjamin, anche lui citato per dare a questo post un'aria fintocolta, anche se in realtà citarlo qui è pure completamente fuori contesto e flologicamente scorretto, visto che vi schiafferò queste sue parole completamente random (cosa che NON SI FA, NON FATELO A CASA) in cui mi sono imbattuta studiando quell'altro che era nato sotto il segno di un Saturno grande quanto una casa, e cioè Sebald. Dicevo? Ah sì, la citazione di Benjamin. Saturno, scriveva Benjamin, è "la stella più lenta, il pianeta delle deviazioni e dei ritardi". È vero: noi nati sotto il segno di Saturno abbiamo bisogno di tempo. Siamo leeeeeeeenti. Non lenti, leeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenti, proprio. Non riusciamo ad essere avventati. In NIENTE. Abbiamo bisogno di una lunga preparazione, di pianificare, di avere tutto sotto controllo; abbiamo bisogno di tempo per immaginare tutti gli scenari possibili, ci facciamo un sacco di paranoie proprio perché dobbiamo essere pronti al peggio e avere già in partenza una soluzione per tutto. Ecco perché abbiamo bisogno delle deviazioni. Abbiamo tempi di marcia diversi rispetto agli altri. Questo per due motivi: siamo prudenti e non tolleriamo assolutamente il fallimento. Che non significa non tollerare la sconfitta, attenzione: probabilmente viviamo le sconfitte meglio di chiunque altro, perché laddove gli altri si fanno prendere dallo sconforto e dal panico, noi non ci scomponiamo più di tanto: mettiamo in atto i piani alternativi che abbiamo elaborato grazie alle nostre paranoie. Perseveriamo con odiosa ostinazione.
Naturalmente spesso passiamo molto più tempo del dovuto a elaborare piani e contropiani da mettere in pratica in caso di eventuali risvolti apocalittici. Di solito fila tutto molto più liscio di quanto avevamo previsto, e tutti gli sforzi della nostra ragione si rivelano completamente inutili.
Bene. Che senso ha questo post? Non ne ha. Non cercategliene uno. Buonanotte.
 
 
lineagialla
30 April 2012 @ 03:29 pm
Sulle montagne russe. Il treno ha appena completato la salita ed è quasi immobile, lì, in cima. Guardi la discesa davanti a te e aspetti la vertigine. Ti gira la testa solo a immaginare la velocità con cui scenderai. Ti guardi intorno; vedi il suolo così lontano, i passanti in basso così piccoli. Ti manca un po' il respiro. Ti concentri sui binari in discesa davanti a te, e vuoi che finisca in fretta. Vuoi smettere di aspettare e vuoi scendere, precipitare, scivolare, liberartene, lasciarti alle spalle la fatica - ma sei costretto ad attendere incatenato a quel treno, lì, in bilico. Quanto più vuoi che inizi la discesa, tanto più la tua percezione del tempo si deforma e l'attesa diventa interminabile.

Quest'attesa sta durando troppo. Sembra che non sia mai abbastanza. 
Voglio osservare tutti i miei sogni collidere e schiantarsi contro la realtà, esplodere uno per uno e plasmare qualcosa di nuovo.
Non vedo l'ora di godere di questo spettacolo.
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lineagialla
21 April 2012 @ 05:53 pm

Titolo: (ancora non lo so :D) - Capitolo 1
Fandom: Originale
Genere: Commedia, comico (almeno spero), romantico
Note: Questa è una storia che avevo in mente di scrivere da un po'. I miei parenti, ogni volta che in famiglia accade qualcosa di strano o di esilarante, mi pregano di scriverci un libro. In questi giorni mi è venuta la voglia di iniziarla, giusto per scrivere qualcosa di leggero e senza pretese, e così eccomi qui :D. Questo non significa assolutamente che sia una storia 100% autobiografica; diciamo che però il 90% delle cose raccontate in questo specifico capitolo sono accadute davvero.
Ah! In fondo trovate un glossario con la traduzione dei termini in dialetto siciliano che ho usato :).

 
 
lineagialla
08 April 2012 @ 09:55 pm
Titolo: Home
Capitolo: 1.1: Dianna - Tacofobia
Fandom: Originale
Genere: Generale, Sci-fi, Drammatico, Romantico, Introspettivo e quel che wtf volete.
Note: L'ambientazione fantascientifica è lì tanto per. Non è una storia di fantascienza. È solo l'egocentrica realizzazione di un pretesto: raccontare di nove dei miei volti.

Se proprio vuoi iniziare a leggere. )
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lineagialla
01 April 2012 @ 06:33 pm
Sto ancora indugiando sul limite.
Ho sempre fatto presto a scegliere di oltrepassarlo e rischiare anche l'autodistruzione, oppure di battere in ritirata.
Adesso che ho assaporato la convinzione di avere ancora il potere di scegliere - potere che perderò appena prenderò una decisione - non riesco più a smettere.
Sceglierò di non ritirarmi, mi conosco.
E smetterò di rimandare quel momento quando finalmente capirò che ormai ho scrutato e fantasticato troppo sull'orizzonte per non avere bisogno di esplorare quella terra. Di scoprire come funziona la realtà e iniziare ad adoperarmi per modificarla e modificarmi finché tutto non corrisponderà alle mie aspettative.
Prima di lasciarmi intorno la distruzione e le rovine, però, ho bisogno di assaporare ancora gli ultimi istanti di questa insolitamente lunga e dolcissima attesa.

 
 
 
lineagialla

Da un anno a questa parte è cominciato un periodo strano; decisamente il più intenso per me, fino ad ora. Forse è per questo che, per qualche ragione, mi sento come se dovessi prepararmi a fronteggiare qualcosa. Una resa dei conti. Una deflagrazione. Qualche catastrofe.
Non so. In questi anni sono cambiate tante cose. Cambiano continuamente, ma è come se fosse diventato tutto evidente in questi mesi. Come se tutto si stia preparando ad una conclusione, indipendentemente dalla mia volontà e da quella di chi mi sta intorno.
Tra qualche mese chiuderò con l'università e dovrò iniziare qualcosa di nuovo, probabilmente altrove. La stessa cosa riguarda anche tutte le persone che mi sono più vicine. Conosco molte di loro da tantissimo tempo, alcune da quando eravamo bambini. Non ho paura di perdere qualcuno; non è quello il punto. Probabilmente ci aspetta un divergere e un incrociarsi di strade, un groviglio di soddisfazioni e fallimenti, che naturalmente adesso posso solo percepire e immaginare, ma non prevedere con chiarezza e delineare con precisione.
Il mio mondo è composto anche dai mondi degli altri, in qualche modo; così, nella mia realtà, è come se il cambiamento che mi aspetta si riflettesse anche sui mondi degli altri, i quali a loro volta emanano cambiamenti. Un indecifrabile gioco di riflessi, di presagi di cambiamento incrociati.
Percepisco un cambiamento imminente, e ogni cambiamento prima del suo verificarsi è un'incognita. Sono curiosa di vivere il mio futuro per conoscerlo e risolvere così quest'incognita, ma non sapere cosa aspettarmi - lo ammetto - un po' mi destabilizza. A tratti mi spaventa. So perfettamente che non c'è niente di cui aver paura, perché alla fine basta affrontare tutto e darsi da fare. Ma cazzo, io sono così. Nei momenti in cui non ha niente da fare, il mio cervello non è capace di riposarsi. Genera instancabilmente pensieri, a volte paranoie, pur di mettere a tacere le emozioni.
È la stessa sensazione di nostalgia e incertezza e curiosità che ho provato alla fine della mia infanzia, o alla fine della mia adolescenza; solo un po' più amplificata. Perché adesso, finita l'università, smetteremo un po' di più di essere bambini e dovremo metterci sempre più in gioco. Ci scontreremo con le circostanze per realizzare i nostri sogni, o quantomeno per mettere a frutto quanto crediamo di avere imparato fino ad ora. Per poi vedere le nostre certezze essere messe in discussione, ancora e ancora. Cosa perderemo, e cosa conquisteremo? E a quante cose dovremo rinunciare, per farlo? Quante cose saremo in grado di mettere in gioco di noi?
È questo il punto. Essere ancora in grado di mettersi in gioco. Sarebbe perfetto riuscire a mettere insieme l'esperienza acquisita con l'entusiasmo, la speranza e la felicità di ogni prima volta. Ma non funziona così, è impossibile. E questo non danneggia soltanto noi stessi, ma anche chi cerca di avvicinarsi a noi. Ci facciamo del male per colpa degli errori che abbiamo commesso, e soprattutto degli errori che hanno commesso gli altri. Lo sento in me e nelle parole, nei racconti e nei gesti dei miei amici. Ci preoccupiamo delle circostanze, vogliamo proteggerci, e invece ci uccidiamo a vicenda. Ma li capisco, perché io stessa non sono più in grado di avvicinarmi a nessuno, di volere bene e lasciarmi volere bene con lo stesso sorriso e le braccia aperte di un tempo. Perché lo so: alla fine si tratta degli stessi rituali, degli stessi schemi, delle stesse parole che si ripetono sempre uguali. La cosa che mi fa - passatemi un termine migliore - schifo è che mi sta bene così, anche se alla fine - naturalmente - ne risulta un'immagine di me completamente falsata. Ma non mi importa. I'll know my name as it's called again. Nel frattempo fate pure. Se vi diverte, sfondatemi il cranio e distruggetemi il cervello mille, diecimila, centomila, infinite volte, ma non toccatemi più il cuore. Basta.
Non sapete quanto ero capace di donare di me alle persone cui volevo bene, o anche ai perfetti sconosciuti. Ero molto stupida, ma ero stupenda. Adesso non ho niente di speciale. A parte amare, non ho saputo mai fare nient'altro. Adesso, con gli altri, non sono più in grado di spingermi oltre la superficie. Allora sapevo che avrei scelto di distruggere me stessa, di cambiare per conservarmi, crescendo. Non fraintendetemi. Non mi rattrista. Ho semplicemente imparato ad adattarmi ai miei limiti, come tutti.
C'è solo qualcosa, come un rumore di fondo, sempre più fastidioso negli ultimi mesi, di cui non riesco più a liberarmi. Finché sarò incapace di mettere in gioco tutto il mio cuore con gli altri, non continuerò forse a rischiare - ogni giorno, con ogni persona, in ogni emozione - di perdermi qualcosa?
Visto che non basta mutilare la mia percezione, so esattamente cosa dovrei fare per non sentire più questo rumore. Benissimo. E perché dovrei? E in nome di cosa?
 
 
lineagialla
24 March 2012 @ 10:29 pm
Sapete che quando sparisco è perché sto studiando o perché sto fangirlando senza ritegno.
Ecco, oggi ho finito Mass Effect 3. Questo è un post completamente inutile perché nessuno di voi fangirla per Mass Effect, a parte la mia amica Myriam ♥. Oltre che per lei, che così quando potrà finire Mass Effect 3 saprà cosa ne penso, lo scrivo principalmente per sfogare (?) il mio nerdentusiasmo.

Clicca per accedere ai miei deliri su Trash Eff-ehm, Mass Effect 3. Può contenere leggeri spoiler. )

Omg, ho scritto veramente troppo. Cioè, mi rompo a rileggerlo io stessa!
Scriverne mi aiutato a sfogare il 3% della mia voglia di fangirlare.
In questi giorni non ho fatto altro che giocare perché speravo che, finendolo, sarei riuscita a placare la mia voglia di videogiocare e avrei ricominciato a studiare seguendo i miei ritmi standard.
Invece no. Ora bramo solo di potermi dedicare al replay compulsivo dell'intera saga D:!
Basta. Sono perduta.
 
 
lineagialla

Quando ero una matricola che viveva sventure quotidianamente cercavo di rincuorarmi. Pensavo: un giorno questa sventura ti servirà; dopo la laurea sarai in grado di difenderti dalle sventure! Imparerai a riconoscere ed evitare per tempo i maniaci arrapati e la gente strana, acquisirai un minimo di senso dell'orientamento, sarai meno emotiva e tutto il resto.
La mattinata di oggi conferma quanto mi sbagliassi.
Dovevo andare in dipartimento a restituire un libro.
Arrivata al palazzo dove c'è il dipartimento in cui dovevo andare, il vigilante mi ha bloccata: "Signorina! Non può passare di là. È chiuso, deve andare di qua!"
Gli ho chiesto se potevo salire, e lui: "Sì, se sa la strada." Io, che sono sempre pronta a peccare di ὕβρις, non ho detto nulla e ho imboccato quel portone con espressione convinta, salendo su per le scale con la faccia di una che sa dove deve andare.
Ovviamente non sapevo un cazzo.
Chi mi conosce sa che ho il senso dell'orientamento di un bradipo arteriosclerotico. Ecco, immaginatevi me che con quel mirabile senso dell'orientamento cercavo di capire dov'ero e di calcolare il percorso per raggiungere il dipartimento.
Alla fine sono salita fino al piano giusto e ho fatto tutto il giro. Ho girato finché non sono arrivata ad una porta chiusa. Ho guardato il cartello e non c'entrava un cazzo con il dipartimento, almeno secondo la mia opinione. Ho deciso di addentrarmi al piano più basso, per raggiungere da lì la scala che mi serviva, ma niente: epic fail.
L'unco modo per espiare il mio grave peccato di ὕβρις, a quel punto, era ammettere il mio fail con il vigilante. Così ho sceso di nuovo le scale e sono andata da lui, il quale mi attendeva bramoso di trollarmi con il suo sorriso falsocompassionevole.
"Signorina, deve girare tuuuutto il corridoio!"
Seguendo l'indicazione, mi sono ritrovata di nuovo di fronte alla porta chiusa. La stessa di prima.
A un certo punto ho sentito sopraggiungere un ricercatore alle mie spalle. Disperata, gli chiedo dove devo andare.
Lui sorride, si avvicina alla porta chiusa, me la apre davanti e mi fa: "Prego ^_^".
Oltre la soglia, il dipartimento.
Cioè. Ero ferma davanti a quella porta da ore.
No comment.

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